Vino e pizzoccheri sono una coppia che merita attenzione, e se non hai mai assaggiato questo piatto devi rimediare al più presto: è uno dei più golosi del Nord Italia. Nati in Valtellina, i pizzoccheri sono un caldo abbraccio di burro, formaggio e grano saraceno che da secoli rimette in forze sciatori, escursionisti e chiunque passi dalle Alpi lombarde.
L’inverno è la loro stagione, ma diciamolo: noi di Callmewine a un piatto di pizzoccheri non sappiamo dire di no in nessun periodo dell’anno. Qui trovi la ricetta, qualche curiosità da raccontare a tavola e soprattutto i nostri consigli per un abbinamento vino e pizzoccheri che non sbaglia un colpo.
Ricetta Pizzoccheri
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persone10
minutes30
minutesLa ricetta dei pizzoccheri fatta dal team di Callmewine
Ingredienti
200g patate
150g verza (spinaci se non la trovi)
150g burro
250g formaggio casera
100g Parmigiano grattuggiato
400g pasta per pizzoccheri
2 spicchi di aglio
Sale q.b
Salvia q.b.
Pepe q.b.
Preparazione
- Prepara le verdure: pela le patate e tagliale a cubetti tutti uguali; lava la verza, elimina la costa e le parti più dure, tagliala a listarelle di 3 cm
- Metti a bollire l’acqua in un’ampia pentola, aggiungi sale ed una volta raggiunto il bollore tuffaci le verze per 8 minuti; successivamente aggiungere anche le patate per altri 8 minuti
- A parte pela l’aglio e soffriggilo in un pentolino con il burro e la salvia, nel mentre riduci a cubetti il Casera e grattugia il Parmigiano
- Passato il tempo inserisci i la pasta dove stanno cuocendo le verdure e falla andare per 10 minuti
- Scola pizzoccheri, verze e patate; passali in un’ampia ciotola o rimettili nella pentola ed aggiungi i formaggi ed il burro eliminando gli spicchi d’aglio; mescola abbondantemente e servili ancora fumanti
Curiosità sui pizzoccheri: storia e piccoli segreti
Dietro un piatto così semplice si nasconde più di una sorpresa. Eccone qualcuna da sfoderare a tavola:
- Teglio, la capitale dei pizzoccheri: il borgo valtellinese ne rivendica la paternità e ospita l’Accademia del Pizzocchero, che custodisce la ricetta tradizionale;
- Il grano saraceno non è un grano: nonostante il nome, non è un cereale ma una pianta della famiglia del rabarbaro, ed è naturalmente privo di glutine. La pasta per pizzoccheri, però, contiene sempre una parte di farina di frumento;
- Un’origine contesa: sull’etimologia non c’è accordo: secondo alcuni il nome deriva da pizzo, “pezzetto”, per la forma delle tagliatelle corte e spesse.
- I pizzoccheri bianchi: in Valchiavenna esiste una versione completamente diversa: gnocchetti di farina bianca e pane raffermo, conditi anch’essi con burro e formaggio;
- Un riconoscimento europeo: i Pizzoccheri della Valtellina sono tutelati dal marchio IGP, ottenuto nel 2016;
- Il formaggio giusto: il Valtellina Casera DOP, semigrasso e dolce, fila senza diventare gommoso. Per questo è l’ingrediente che fa davvero la differenza.
Che vino abbinare ai pizzoccheri?
I pizzoccheri sono un piatto ricco: tanta sapidità, alto apporto calorico e una buona dose di grassezza data da burro e formaggio. A questo si aggiunge la leggera nota amaricante del grano saraceno. Il vino per pizzoccheri ideale deve quindi fare due cose: reggere la struttura e pulire il palato. Ecco le tre tipologie che ti consigliamo, dalla più quotidiana alla più sorprendente.
Pizzoccheri e Nebbiolo di Valtellina
Giocare in casa è sempre una buona idea. In Valtellina il Nebbiolo si chiama Chiavennasca e cresce sui terrazzamenti vitati che guardano il fiume Adda. Il risultato sono rossi più snelli e montani rispetto ai cugini piemontesi.
- Perché funziona: il tannino fine e la freschezza vivace sgrassano il palato dopo ogni boccone, mentre i profumi di piccoli frutti rossi, rosa e spezie dialogano con il saraceno.
- Quale scegliere: per un pranzo in baita va benissimo un Rosso di Valtellina. Se vuoi qualcosa di più profondo, punta su un Valtellina Superiore delle sottozone Sassella, Grumello, Inferno, Valgella o Maroggia.
- Da evitare: lo Sforzato di Valtellina, ottenuto da uve appassite, è splendido ma rischia di appesantire un piatto già importante. Tienilo per i formaggi stagionati.
Con la Bonarda dell’Oltrepò Pavese
Restiamo in Lombardia, ma scendiamo verso le colline dell’Oltrepò. La Bonarda frizzante, a base di uva Croatina, è il rosso conviviale per eccellenza.
- Perché funziona: la bollicina e la freschezza lavorano come un detergente naturale contro burro e Casera, mentre il frutto succoso di mora e ciliegia ammorbidisce l’amarognolo del saraceno.
- Il consiglio: servila fresca, intorno ai 14–16 °C. Perfetta per una cena tra amici senza troppi pensieri.
L’abbinamento insolito: il Metodo Classico
Uno spumante con i pizzoccheri? Fidati. Un Metodo Classico di buona struttura, come un Franciacorta o un Oltrepò Pavese Spumante, è un abbinamento meno scontato ma sorprendente.
- Perché funziona: la bollicina fine e la freschezza sgrassano in profondità, mentre le note di crosta di pane e frutta secca, date dalla sosta sui lieviti, richiamano il sapore tostato del grano saraceno.
- Quale scegliere: preferisci versioni Brut o Extra Brut con qualche anno sui lieviti. Un Blanc de Noirs da Pinot Nero, più strutturato, regge ancora meglio il piatto.
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