Montepascolo
Montepascolo nasce nel 2020 a Castell'Arquato, quando Andrea Bruschi e Paola Degli Antoni rilevano un vigneto già esistente in Val d'Arda per dare vita a un progetto di interpretazione del territorio. Siamo in provincia di Piacenza, tra le prime colline dell'Appennino, entro la Riserva Naturale del Piacenziano, a 220 metri sul livello del mare, in un paesaggio di sedimenti marini antichissimi e borghi medievali. La filosofia della coppia si riassume in un'idea semplice: tornare alle origini, recuperando gesti che appartenevano ai contadini di generazioni passate. Nasce così una piccola realtà a conduzione familiare, che interpreta il territorio piacentino con rispetto e coerenza.
Montepascolo si estende su tredici ettari, di cui cinque coltivati a vigneto, su terreni franco argillosi. Fin dagli inizi la conduzione segue i principi dell'agricoltura biologica e dal 2022 la cantina ha intrapreso la conversione alla biodinamica, secondo il disciplinare Demeter. In vigna si coltivano soprattutto vitigni autoctoni come Bonarda, Barbera, Ortrugo e Malvasia di Candia Aromatica. Le fermentazioni sono spontanee, innescate dai lieviti indigeni presenti sulle bucce, e avvengono in vasche di cemento; l'affinamento si compie in botti di rovere, per mantenere intatta l'identità di ogni parcella. Le pratiche riducono al minimo gli interventi, senza filtrazioni né chiarifiche invasive, con un uso molto contenuto di solforosa.
Montepascolo firma una gamma coerente con la propria filosofia di piccola produzione, capace di restituire nel calice il carattere caldo, sincero e diretto della Val d'Arda. I bianchi si distinguono per freschezza e aromi netti di frutta ed erbe aromatiche, mentre i rossi mostrano struttura e un tannino ben presente, frutto delle uve locali. Non manca una linea di frizzanti rifermentati naturalmente in bottiglia, così come qualche interpretazione più macerata, dal profilo aromatico intenso. Ogni etichetta racconta il territorio in modo autentico, per un ritratto genuino della Val d'Arda piacentina, tra memoria contadina e nuova sensibilità enologica.
















